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Nell'ottobre del 1383 il Papa Urbano VI accordò il permesso al Beato
Raimondo da Capua (allora Maestro Generale dell'Ordine) di portare una
reliquia di Santa Caterina a Siena. E' assolutamente falso affermare che
i domenicani se ne impossessarono di nascosto il Beato Raimondo da Capua
fa riferimento alla reliquia della testa nel capitolo 305 della
Legenda Maior. Il Beato Raimondo da Capua affido la Sacra Reliquia
a due frati Ambrogio Sansedoni e Tommaso della Fonte. (per ulteriori
informazioni vi rimandiamo al suddetto capitolo).
Nella notte tra il 3 e il 4 dicembre del 1531, la Sacra Testa rischiò di
essere distrutta; infatti nella chiesa di san Domenico scoppiò un
violento incendio, che sembra scaturito dall'organo per poi propagarsi
velocemente alla sottostante Cappella di Santa Caterina.
Solo il coraggio di Frà Guglielmo da Firenze mise in salvo la reliquia,
infatti il coraggioso frate si avvolse in un lenzuolo bagnato e si gettò
tra le fiamme traendo in salvo la testa. Sembra che la causa
dell'incendio fosse da ricercarsi nella combustione spontanea di una
quantità di carbone posto a seccare sotto l'organo, secondo altri invece
la causa stava nell'imprudenza di un sacrestano che aveva lasciato una
candela accesa. In questa circostanza andò bruciato il corpo del beato
Ambrogio Sansedoni. Dal 1711 la Testa venne collocata in un'urna dono
dell'illustrissimo Pietro Biringucci Maestro di camera del Gran Principe
di Toscana Cosimo III;
opera di Giuseppe Piamontini, orafo fiorentino
dell'epoca fino ad allora la reliquia della Testa era custodita in un
busto d'argento. Il 3 maggio del 1609 dopo la consueta processione, gli
abitanti di Fontebranda, tentarono di impossessarsi della reliquia per
tenerla definitivamente nel loro rione; ci furono diverse ore di
tafferugli finché non intervenne il Collegio di Balia che, dopo aver
ristabilito l'ordine fece riportare la Sacra Testa in San Domenico.
Nel 1796 La testa venne trasferita in Duomo e precisamente sull'altare
di San Tommaso presso la libreria Piccolomini, poiché un forte terremoto
aveva danneggiato la Basilica di san Domenico nella quale vi fece
ritorno solo nel 1806 in occasione della domenica in Albis.
La Sacra Testa venne portata in processione nel 1857 in occasione della
visita di Papa Pio IX e in quella occasione si dovette effettuare un
restauro ad opera del professor Gaspero Mazzi; un ulteriore lifting
avvenne nel 1904 e questa volta fu affidato ai professori, Spediacci,
Biondi, Bianchi e Raimondi. Nel 1931 l'allora podestà di Siena Fabio
Bargagli Petrucci, fece rompere i sigilli e aprire la teca per far
valutare ai professori, Mazzi, Raimondi, Lunghetti, Londini e Gori, le
reali condizioni di essa, dopo di che dettero l'autorizzazione al
trasporto della reliquia da San Domenico al Duomo; in questa occasione
il professor Mazzi, coadiuvato dallo scultore Trapassi, eseguì numerosi
rilievi cranio metrici e fotografie per la riproduzione della testa.
Il 28 aprile 1940 la Sacra Testa fu portata in cattedrale in occasione
dei festeggiamenti cateriniani che quell'anno si svolsero dal 14 al 28
aprile. L'occasione fu data dall'inizio della costruzione del Portico
Votivo dei Comuni d'Italia, lavori subito interrotti a causa delle
vicende belliche. Il resto è storia recente.
Nell'anno del XXV della proclamazione di Santa Caterina a Dottore della
Chiesa Universale (1995), la plurisecolare festa senese dell'ottavario
in Albis, ha offerto alla venerazione di tutti i fedeli, con
l'esposizione in cattedrale, la reliquia della Sacra Testa (l'ottavario
fu predicato dal domenicano Padre Alfredo Scarciglia). In questa
occasione la Santa Reliquia fu portata in Cattedrale in forma privata.
Per il Giubileo del 2000,invece la Sacra Reliquia fu portata in
Cattedrale a spalla dai monturati (figuranti) delle Contrade del Drago e
dell'Oca, per iniziativa dell'allora Arcivescovo Gaetano Bonicelli e del
Parroco Padre Alfedo Scarciglia o.p. |
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La Testa della Santa Caterina, ancora perfettamente
conservata nella cappella laterale della Basilica |